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“Brevetti e vaccini, una convivenza necessaria e possibile!”

La disponibilità dei primi vaccini anti-coronavirus, testati ed approvati, ha riportato alla ribalta il tema della proprietà intellettuale. Ci sono state voci contrastanti su questo argomento, sia a favore che contro la possibilità di brevettare tali prodotti, partendo dal presupposto che in questa maniera si otterrebbe una disponibilità di vaccini più ampia, quindi a prezzi inferiori. Per attuare quanto sopra non occorre stravolgere i principi della proprietà intellettuale, in quanto le principali convenzioni internazionali che regolano tale materia, prevedono la possibilità di conciliare l’interesse pubblico con il diritto di brevetto. Non servono misure eccezionali, come la sospensione o l’abolizione dei brevetti, perché il sistema della proprietà intellettuale contiene già i correttivi necessari per conciliare i diritti esclusivi con le esigenze di pubblico interesse. Intanto esiste il meccanismo della licenza obbligatoria. Cosa significa? Significa che se un prodotto brevettato non è disponibile in quantità sufficiente per soddisfare i bisogni di un paese, chiunque lo può produrre, però su licenza. Questo accade quando la non disponibilità del prodotto brevettato si protrae per un lasso di tempo lungo; in Italia si parla di 3 anni. Resta il fatto che esiste l’Accordo TRIPs, accordo sugli aspetti dei diritti di proprietà intellettuale, che da l’opportunità ai governi di essere flessibili nel modulare la protezione al fine di raggiungere quelli che sono gli obiettivi sociali.